Ha senso per un libero professionista includere un secondment nel proprio percorso di carriera?

Ha senso per un libero professionista includere un secondment nel proprio percorso di carriera?

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Il tema del secondment, cioè il periodo di lavoro temporaneo presso un’azienda cliente, suscita spesso interrogativi tra i professionisti che lavorano negli studi legali e negli studi professionali. In molti casi la domanda emerge soprattutto tra i profili più giovani, che guardano a questa esperienza come a una possibile occasione di crescita o di esplorazione del proprio percorso professionale.

Questa percezione merita qualche riflessione. Il secondment viene talvolta associato ai primi anni di carriera, quasi fosse un passaggio riservato ai collaboratori junior. In realtà si tratta di uno strumento professionale che può assumere significati diversi a seconda delle competenze, dell’esperienza e del momento di carriera della persona coinvolta.

La qualità dell’esperienza dipende soprattutto dal modo in cui viene utilizzato e dal contesto nel quale viene inserito.

Il secondment come strumento e non come etichetta

Considerare il secondment come una semplice tappa standard del percorso professionale rischia di ridurne la portata. L’esperienza acquista valore quando viene pensata come parte di un progetto di carriera, costruito nel dialogo tra il professionista e lo studio.

Molti dubbi nascono proprio dal timore che questa scelta possa essere interpretata in modo equivoco. Alcuni professionisti temono che chiedere un periodo in azienda possa suggerire una scarsa fiducia nella carriera in studio oppure un desiderio implicito di lasciare lo studio in futuro.

Queste preoccupazioni riflettono spesso convinzioni diffuse negli ambienti professionali, nelle quali il secondment viene visto più come un favore al cliente che come un investimento sulle persone.

Le obiezioni più frequenti

Quando un professionista immagina di proporre un’esperienza di secondment, può trovarsi a formulare alcune obiezioni preventive. Tra le più comuni emerge il timore che lo studio interpreti la richiesta come un segnale di distanza dal progetto professionale interno.

Un’altra preoccupazione riguarda la percezione di valore all’interno del team. Alcuni temono che un periodo in azienda possa essere letto come un segnale di minore centralità nella struttura dello studio.

Questi interrogativi indicano quanto il tema del secondment sia legato anche alla narrazione della propria carriera e al modo in cui il professionista costruisce il dialogo con i propri referenti.

Il ruolo del dialogo sulla carriera

Il confronto sulle scelte professionali rappresenta un elemento spesso poco sviluppato negli studi professionali. Molte decisioni relative alla carriera vengono affrontate in modo episodico, talvolta solo durante i momenti di valutazione formale.

Un percorso di carriera più consapevole richiede invece un dialogo continuativo tra professionista e studio. In questo dialogo trovano spazio anche richieste e aspirazioni che riguardano esperienze diverse, come la partecipazione a programmi di formazione, periodi di studio all’estero o appunto un secondment.

Coltivare questa conversazione permette di costruire una relazione professionale più trasparente e orientata alla collaborazione.

Il contesto degli studi professionali

Negli studi professionali il valore del contributo individuale viene spesso misurato principalmente attraverso indicatori legati alla produzione e al fatturato. Questa impostazione può rendere meno visibili altre competenze, come la capacità di lavorare in team, la gestione delle relazioni con i clienti o lo sviluppo di nuove modalità di collaborazione.

In questo contesto il secondment può rappresentare un’esperienza utile per ampliare il proprio bagaglio professionale. L’esposizione al lavoro aziendale consente infatti di confrontarsi con dinamiche organizzative e decisionali diverse da quelle dello studio.

Questa esperienza può contribuire a sviluppare competenze che risultano sempre più rilevanti nel rapporto tra consulenti e imprese.

Il rapporto con il cliente

L’esperienza in azienda permette di osservare più da vicino il contesto nel quale le imprese prendono decisioni e affrontano problemi operativi. Questo confronto diretto favorisce una comprensione più concreta delle priorità del cliente.

Un professionista che ha vissuto un periodo di lavoro in azienda tende spesso a sviluppare una maggiore sensibilità verso i tempi, le esigenze e il linguaggio del mondo imprenditoriale.

Questa prospettiva può arricchire anche il modo in cui il professionista interpreta il proprio ruolo di consulente una volta rientrato in studio.

L’importanza delle aspettative

Affinché un secondment diventi un’esperienza realmente utile, è fondamentale che le aspettative delle parti coinvolte vengano chiarite prima dell’inizio dell’esperienza.

Il professionista ha bisogno di comprendere in che modo lo studio valuterà questa esperienza e quale ruolo potrà avere nel suo percorso di crescita. Allo stesso tempo l’azienda ospitante deve poter definire con chiarezza il contributo atteso.

Questa chiarezza consente di evitare equivoci e di creare le condizioni per una collaborazione efficace.

Preparazione e accompagnamento

Un secondo elemento rilevante riguarda la preparazione dell’esperienza. Il secondment richiede spesso un periodo di formazione preliminare, utile per comprendere il contesto aziendale e le modalità operative del dipartimento che ospiterà il professionista.

Durante l’esperienza può essere utile mantenere un collegamento costante con lo studio, in modo da preservare il senso di appartenenza e favorire la condivisione delle competenze acquisite.

Questa attenzione contribuisce a trasformare il secondment in un momento di apprendimento e non semplicemente in un periodo di distacco.

Il rientro in studio

Un aspetto spesso trascurato riguarda il modo in cui il professionista viene reintegrato nello studio al termine dell’esperienza. La valorizzazione delle competenze acquisite rappresenta un passaggio importante per rendere il secondment significativo anche nel lungo periodo.

Quando lo studio riconosce e integra questa esperienza nel percorso professionale della persona, il secondment può diventare un fattore di crescita reciproca.

In questa prospettiva l’esperienza non si esaurisce nel periodo trascorso in azienda, ma contribuisce a rafforzare la collaborazione tra studio, professionista e cliente.

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