Il filo che manca

Il filo che manca

Promossi, ma non liberi

“Arlecchino è lì sospeso. Il filo sotto i piedi non ce l’ha. E anche questo, in fondo, è libertà.”
La libertà evocata dalla grafica è sottile: assenza di appoggi, assenza di vincoli, possibilità di movimento. In molti studi, però, la promozione si ferma al titolo. Si investe su un professionista, lo si rende punto di riferimento operativo, lo si celebra formalmente. Poi lo si lascia sospeso: autonomia relativa nella gestione delle persone, molta esecuzione, quasi nessuna influenza strategica.

All’inizio si resta. Per senso di responsabilità, per appartenenza, per continuità con il team e i clienti. Si accentra, si regge il carico, si attende che lo spazio decisionale arrivi come naturale conseguenza dell’affidabilità dimostrata. Quando quello spazio non si apre, la libertà assume un altro significato: cercare altrove il margine che non è stato riconosciuto.

Il costo invisibile delle scelte mancate

Chi se ne va non porta via solo competenze. Porta relazioni, metodo, conoscenza delle dinamiche interne. Spesso diventa competitor di chi aveva investito su di lui per farne un delegato eccellente. Con meno zavorre e più libertà, il cambio di passo può essere rapido. Il team, invece, resta esposto: perde un punto di equilibrio, assorbe l’impatto operativo, affronta una fase di instabilità.

In un mercato che soffre di carenza strutturale di talento, non creare condizioni reali di incidenza per chi ha già dimostrato valore è una scelta che pesa. La domanda non riguarda solo chi parte. Riguarda chi resta: se potessi riavvolgere il nastro, quale spazio avresti costruito prima che diventasse necessario?

Per approfondire »

Let me know!

Scrivimi per condividere con me un tuo pensiero, un’opinione, un’idea che potremmo sviluppare insieme…
La parte più bella del viaggio è la compagnia!