Il boomerang dei lateral hire

Il boomerang dei lateral hire

Aggregare non basta

Le aggregazioni e i lateral hire sono strumenti sempre più utilizzati dagli studi professionali per rafforzare il posizionamento, distribuire costi, intercettare nuovo lavoro e garantire continuità all’equity. Sul piano economico, l’operazione può apparire solida: nuovi ricavi potenziali, competenze complementari, massa critica maggiore.

Il punto critico emerge altrove. Quando l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sugli economics dell’accordo tra soci, si trascura la variabile organizzativa: chi già lavora nello studio deve comprendere in anticipo cosa cambierà, quali responsabilità avrà, quale spazio gli sarà riconosciuto e quali criteri governeranno il nuovo equilibrio.

Il costo dell’inerzia

In assenza di condizioni abilitanti, il sistema reagisce in modo prevedibile. Le persone si mettono sulla difensiva, evitano esposizione, non prevengono conflitti e non investono energie in una trasformazione che percepiscono come imposta. Il nuovo ingresso fatica a generare valore non per carenza di competenza, ma per mancanza di integrazione reale.

Nel frattempo, alcuni scelgono di lasciare lo studio. Più spesso, chi resta riduce il proprio contributo al minimo richiesto. È qui che la leadership perde autorevolezza: il cambiamento, anziché rafforzare il sistema, diventa un precedente che pesa sulle iniziative successive.

La strategia può essere corretta sulla carta. Senza cultura organizzativa e chiarezza sui ruoli, però, rischia di trasformarsi in un boomerang.

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