L’arte di esserci

L’arte di esserci

Presenza come identità professionale

“Primo maggio in studio. L’arte di esserci. Sempre. Costi quel che costi.”
Si delinea un equilibrio sottile, quasi millimetrico, tra l’essere formalmente in out of office e il restare, nei fatti, costantemente presenti, connessi e raggiungibili.

È un ponte che non ferma le responsabilità. L’out of office che convive con Teams aperto, il laptop acceso “solo per controllare”, le call che si moltiplicano, i file riaperti per perfezionare ciò che era già stato chiuso. Non è emergenza. È abitudine. È posizionamento. È identità.

Il confine che non si traccia

Nel tempo, la disponibilità continua diventa cifra professionale. Il team fa il ponte, le responsabilità no. Si delega meno di quanto si potrebbe, si ricostruiscono processi in autonomia, si anticipano problemi che non sono ancora tali. Si promette di staccare prima, e si resta.

La questione non riguarda il singolo giorno festivo. Riguarda la cultura della presenza permanente, che confonde affidabilità con reperibilità costante. Primo maggio o no, il tema è lo stesso: dove finisce il ruolo e dove comincia la persona? E quanto regge, nel lungo periodo, un’organizzazione che dà per scontato che qualcuno sarà sempre lì?

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