Retreat: vado, non vado, vado…
Cosa è un retreat?
Retreat: ritiro organizzato dalla realtà con la quale collaboriamo, che dura più di una giornata lavorativa (altrimenti sarebbe un “offsite“, lontano dalla sede abituale. Parteciparvi può rappresentare un’opportunità interessante, anche in periodi di bassa, o bassissima, motivazione professionale. Nel corso dell’articolo vi dimostro come e perché.
Premessa. In questo contesto di riflessione, vale la pena di accennare al fatto che l’insoddisfazione professionale è una circostanza fisiologica, che può essere ricondotta a questioni non risolte sul lavoro (come la mancanza di riconoscimento, di prospettive certe, o la sopraffazione percepita per le attuali responsabilità…). Accade, semplicemente.
E altrettanto semplicemente può ridurre il desiderio di esporsi ulteriormente, perché se per un verso può sbloccare scenari, per l’altro può crearne di più foschi.
Altra premessa, necessaria. Da tempo, anche negli studi professionali sono saltate tante convinzioni che hanno definito il mondo del lavoro moderno, e infatti parliamo normalmente di:
– lavoro per obiettivi
– presenza in ufficio non più scontata
– settimana lavorativa di 4 giorni
– benessere nelle mansioni e nelle relazioni
– employee experience, e persino di candidate experience
– produttività nel lavoro intellettuale che non può esaurirsi in “billing performance”
– burnout come prodotto di una cultura del lavoro insostenibile
– …
Eppure i retreat sono rimasti.
Non partecipare è davvero possibile?
Sempre.
In ogni caso, prima di decidere, è funzionale mettere a fuoco la propria attuale motivazione a prendere parte a un momento che, in tempi sereni per noi, sicuramente potremmo sfruttare per
- ottenere posizionamento
- raccogliere informazioni e
- fare business development all’interno (considerato che i colleghi sono anche i nostri primi clienti e che senza sponsor anche il miglior progetto si schianterà su un banale conflict check, magari approssimativo, certo insormontabile).
Vediamo allora di mettere ordine al caos insieme.
Opportunità
Un retreat ben organizzato offre vari benefici ai suoi partecipanti, tra i quali:
- Networking e costruzione di relazioni: la possibilità di conoscere e connettersi con colleghi e stakeholder in un ambiente informale;
- Sviluppo professionale e personale: workshop e sessioni di mentoring/ team building/ formazione possono allenare competenze, rivelarne altre e offrire nuove prospettive sul proprio percorso (che, fuori dallo studio, può essere osservato in prospettiva, e non solo da dentro);
- Riflessione e valutazione: l’ambiente rilassato può favorire una valutazione più lucida del proprio ruolo e contributo all’organizzazione, anche grazie al fatto che si esce dal “business as usual” e si possono quindi osservare le dinamiche nelle quali si è abitualmente immersi con un certo distacco.
Sfide
Al contempo, partecipare a un retreat con una bassa motivazione pone sfide specifiche, tra le quali certamente:
- Gestione delle nostre aspettative: senza obiettivi realistici per ciò che si vuol ottenere dal retreat, verrà vissuto come un sequestro di persona;
- Preparazione emotiva: affrontare la situazione consapevoli di come trarre il massimo dall’esperienza può migliorare significativamente tanto l’esperienza, quanto i risultati – nei termini in cui si eviterà di lasciarsi guidare solo dai pensieri che affiorano alla mente.
Strategie individuali
- Partecipazione attiva: impegnarsi nelle discussioni e nelle attività può rivitalizzare l’interesse e l’energia, come anche facilitare la verifica di quanto ha senso continuare a investire nell’organizzazione, perché – nel dialogo con noi stessi – sapremo che abbiamo esplorato tutto quanto nelle nostre possibilità;
- Feedback onesto e aperto: utilizzare i retreat per esprimere onestamente preoccupazioni o idee può portare a miglioramenti significativi rispetto alla chiarezza di cui abbiamo sempre bisogno per agire – in qualsiasi direzione.
- Piano di azione post-retreat: definire un piano d’azione chiaro per implementare le intuizioni e le informazioni apprese può fornire elementi concreti per il miglioramento della propria strategia di business.
La professionalità è la chiave con cui affrontare qualsiasi scelta, compresa quella – sempre lecita – di non partecipare a un retreat.
Conclusione
Partecipare a un evento con i colleghi quando la motivazione è bassa può sembrare contro-intuitivo, ma spesso è proprio in questi momenti che si crea l’opportunità di rivedere il modo in cui interpretiamo la realtà che ci circonda e di scovare possibilità ulteriori.
Nondimeno, non partecipare può rimanere una scelta estremamente sensata, financo strategica: non già in termini di coerenza – non vinceremo, alla fine della nostra vita, il famoso Premio Coerenza ed è bene ricordarlo sempre –, bensì di consapevolezza rispetto alla nostra disponibilità a investire ancora nell’organizzazione, se ci è già chiaro che la stessa non è disposta a fare altrettanto.
Del resto, sono proprio le organizzazioni che – nel progettare e comunicare il retreat – hanno la responsabilità di portare le loro persone a trovare nuova motivazione dall’esperienza di condivisione e contatto informale.
Valutando attentamente i pro e i contro, preparandosi adeguatamente e impegnandosi a sfruttare al massimo l’occasione di uscire dal quotidiano, i professionisti possono trasformare un periodo di stallo in un punto di snodo.
Noi sappiamo ciò che siamo, ma ignoriamo ciò che possiamo essere.
(W. Shakespeare)
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